21 Mar

Presentazione Progetto R.E.T.E. – Rete Educativa Territoriale Ecosostenibile Giovedì 23 Marzo 2017 ore 10,00, presso l’aula Magna della Facoltà di Agraria, Palermo

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Il progetto R.E.T.E. – Rete Educativa Territoriale Ecosostenibile  è stato finanziato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con fondi a valere sull’’Avviso Pubblico “Giovani per il Sociale”, con la finalità di favorire la diffusione della legalità tra i giovani, attraverso il rafforzamento dell’impegno civico e della partecipazione attiva nelle problematiche sociali, la cooperazione in attività di sostegno alle fasce deboli, la realizzazione di attività che avvicinino i giovani alle Istituzioni.
Il progetto è promosso da una partnership di Enti del Privato Sociale composta da:
Contaminando Bios, Società Cooperativa (Capofila);
I Sicaliani, Cooperativa Sociale;
Officina 22, Cooperativa Sociale;
Elianto – Centro di Psicologia Relazionale, Associazione di Promozione Sociale;
Shusha, Associazione Interculturale ed Interetnica;
Giuseppe Labita Consulenza & Formazione s.r.l.
Il progetto ha come obiettivo generale la promozione della cultura della legalità e dell’inclusione sociale di giovani in situazione di svantaggio sociale, attraverso la cura dell’ambiente e del territorio.
Obiettivi specifici sono:
– Fornire ai giovani opportunità di riflessione e confronto sui temi della legalità, della tutela del territorio e dell’ecosostenibilità e sulle connessioni reciproche;
– Favorire la condivisione tra le generazioni di saperi e competenze relativi alla tutela ed alla gestione ecosostenibile del territorio;
– Sviluppare nei giovani la capacità di progettare percorsi innovativi di inserimento lavorativo e/o creazione di impresa sociale, a partire dal patrimonio ambientale e culturale del territorio;
– Valorizzare le risorse dei giovani e la loro capacità di intervento nei processi di sviluppo della comunità locale, in un’ottica di cooperazione e solidarietà;
– Promuovere l’associazionismo giovanile;
– Favorire il superamento degli stereotipi sull’“inabilità sociale” dei giovani con disagio psichico;
– Creare sul territorio nuove relazioni e collaborazioni tra soggetti pubblici e privati che operano a favore di giovani e minori;
– Valorizzare gli spazi pubblici ed i terreni confiscati alla mafia quali luoghi di partecipazione sociale.

29 Mag

L’ importanza della supervisione nelle équipe multiprofessionali

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Nelle équipe multiprofessionali che lavorano con la disabilità psichiatrica la supervisione competente è uno strumento prezioso e fondamentale per gli operatori sociali che ne fanno parte. 

Una buona supervisione aumenta la qualità professionale dell’équipe, fornisce gli strumenti individuali e gruppali per il superamento dei limiti e lo sviluppo di abilità appropriate con cui far fronte alle difficili dinamiche che emergono nella relazione con persone problematiche.

L’équipe dovrebbe rappresentare idealmente il contenitore sano della follia dell’utenza, follia che tende spesso a strabordare dai margini sociali che regolano le piccole realtà comunitarie, specchio queste ultime di realtà sociali più ampie.

Un équipe coesa e salda nei principi riabilitativi che abbia una buona competenza relazionale e comunicativa,  rappresenta la miglior cura che si possa offrire agli utenti.

Il benessere dell’utenza è strettamente intrecciato al benessere dell’équipe, che smette di essere terapeutica per gli utenti quando non riesce ad esserlo per sè stessa.

Nell’ambito della relazione il saper fare non può prescindere dal saper essere, qualunque sia il ruolo professionale che si stia rivestendo (Infermiere, Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, Operatore Socio-Sanitario, Psicologo coordinatore…)

La responsabilità di realizzare il potenziale terapeutico che possiede l’équipe multiprofessionale appartiene a ciascun membro del gruppo: ogni operatore sociale deve aver chiara la propria identità professionale per poterla integrare consapevolmente alle altre permettendo una presa in carico globale dell’utente. Ciascun professionista della salute mentale ha l’importante compito di educare l’utente alla sana relazione, e può farlo tendendo costantemente alla costruzione di relazioni positive, costruttive, assertive ed empatiche non solo con gli utenti ma anche con i colleghi.

Purtroppo, le diversità professionali associate alle differenze personali dei membri di un équipe spesso sono motivo di conflitto e creano dinamiche di predominanza professionale: ciò porta ad un malfunzionamento dell’agire riabilitativo a scapito dell’utenza.

Quando l’equipe è terapeutica per sè stessa e quando la supervisione funziona?

Quando ciascun operatore riesce ad esprimere nel gruppo i propri limiti, senza la paura di venire giudicato ; quando il supervisore aiuta ciascun operatore a prendere consapevolezza delle proprie difficoltà nella relazione con utenti e colleghi, permettendogli la sperimentazione protetta di ruoli lavorativi più adeguati alle proprie caratteristiche personali ed ai bisogni degli utenti; quando il coordinatore utilizza il gruppo come strumento per supportare il singolo; quando ciascun operatore cerca il confronto costruttivo con gli altri, traendo stimoli e rispecchiamento dalle similarità esperienziali con essi; quando l’équipe investe del tempo per l’elaborazione delle risonanze interne che la relazione di cura risveglia in ciascun operatore, nel tentativo di equilibrare il ruolo professionale con il ruolo personale; quando si cerca in tutti i modi di ridurre al minimo i “non detti” nel gruppo e di lavorare per obiettivi comuni, con comuni modalità.

Una buona formazione universitaria da sola non basta per iniziare il neo-professionista a lavorare all’interno di un équipe multiprofessionale che si muove già di per sé in un terreno difficile: le continue sollecitazioni relazionali e proiezioni transferali da parte degli utenti tendono a indurre negli operatori comportamenti e azioni piuttosto che pensieri, mettendo a dura prova la capacità di auto-osservazione del professionista che deve attribuire quanto più possibile un senso rieducativo ad ogni azione relazionale con l’utente. 

Si rende sempre più necessaria l’acquisizione di abilità che difficilmente i percorsi universitari da soli riescono a dare: il saper stare e lavorare in gruppo, la flessibilità nella gestione del proprio ruolo, la gestione del ruolo di coordinamento, la capacità di gestire la relazione invischiante con l’utente problematico mantenendo su di esso uno sguardo professionale, creativo e riabilitativo.

Quale metodo di supervisione può risultare efficace per aiutare gli operatori sociali nel loro difficile lavoro?

Sono diversi i metodi di supervisione utilizzati dalle équipe che lavorano nel campo della disabilità.

A mio parere lo Psicodramma rappresenta un metodo di supervisione  e di formazione potenzialmente efficace nella sua concretezza per supportare gli operatori sociali a sviluppare le proprie potenzialità ed acquisire una pratica di lavoro fondata sulla collaborazione creativa del gruppo.

Questa psicotecnica infatti dedica una grande attenzione non solo al singolo ma anche al processo del gruppo nel quale il singolo è inserito.

Nell’ambito della supervisione lo Psicodramma viene utilizzato con diversi obiettivi.

Alcuni di questi sono:

  • la creazione di un ambiente accogliente e non giudicante che permette lo sviluppo di un area emotiva dove le barriere difensive vengono ridotte al minimo permettendo l’apertura degli operatori verso la propria interiorità e verso l’interiorità dei colleghi, oltre che un approccio più rilassato agli argomenti da affrontare;
  • l’esplorazione della relazione esistente tra la persona (intesa come individuo inimitabile con le proprie peculiarità) e il ruolo professionale che riveste;
  • l’attivazione della spontaneità attraverso attività di riscaldamento con la conseguente stimolazione della creatività, per dare al singolo professionista e al gruppo in toto la possibilità di trovare modalità nuove e più adeguate per affrontare situazioni stagnanti oppure impreviste e difficili da gestire;
  • l’attivazione  della dinamica circolare io-attore/io-osservatore, processo molto utile nel lavoro della relazione d’aiuto, dove l’interazione tra l’azione e la riflessione sull’azione avvenuta è essenziale per la traduzione degli eventi relazionali in esperienza.

Da un articolo di Alessandra Cirincione, Tecnico della riabilitazione Psichiatrica e Psicodrammatista

21 Mag

Da Gemona del Friuli a Palermo: Mila e i 2000 chilometri in bici

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È una donna forte, coraggiosa, dal sorriso contagioso. Lei si chiama Mila Brollo, 59 anni, e da qualche giorno è arrivata a Palermo, dopo aver attraversato l’Italia a bordo della sua bici. Un viaggio iniziato il primo aprile scorso, quando appunto è partita da Gemona del Friuli, estremo Nord Est, per raggiungere nei prossimi giorni – dopo la permanenza a Palermo – Lampedusa. Mila è un tecnico della riabilitazione psichiatrica, ha deciso di fare questi 2000 chilometri per sollecitare l’attenzione sulla salute mentale. A Palermo è stata accolta martedì dall’associazione di volontariato Ufe, Utenti e familiari esperti, del modulo 1 del Centro di salute mentale e ieri dal sindaco Leoluca Orlando a Villa Niscemi. “Io lavoro in un servizio e trovo che la psichiatria abbia bisogno di nuove idee, per questo mi sono inventata questa cosa. Mi sono messa alla prova, in primo luogo. Questo viaggio è stato pensato come un percorso personale. Si sono messe insieme persone che non si conoscevano prima grazie a questa iniziativa: a Bologna, a Napoli. Lo scopo è contaminarci. Noi abbiamo un virus in comune”, spiega Mila. Adesso l’ultima tappa del viaggio di Mila è appunto Lampedusa, dove parteciperanno le associazioni di salute mentale di tutta Italia. L’arrivo è previsto sabato 28 maggio 2016 e si protrarrà per una settimana. Un aspetto curioso delle numerose attività che si svolgeranno sull’isola sarà lo Yoga della risata. Mila oggi pomeriggio ha incontrato utenti e familiari dell’associazione Ufe ospitati dalla Cooperativa sociale Officina 22, che ha come mission sia servizi alla persona, sia attività diverse, quali quelle agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Ne è nato un bel confronto tra diverse realtà che operano tutte nel settore della salute mentale, con un impegno a collaborare. È stata l’occasione per conoscere Mila, il suo viaggio, per essere stimolati a fare di più e a fare meglio.

Da un Articolo di Serena Marotta

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19 Mag

La “BiciTerapia di una Mila Vagante” , progetto di Mila Brollo

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Mila Brollo è una donna di 58 anni che attraverserà l’Italia da sola partendo da Gemona del Friuli dove risiede per arrivare a Lampedusa in sella a una bici a pedalata assistita.

Mila non è una ciclista, non avrebbe potuto pensare a un viaggio così in sella a una bicicletta senza assistenza.

La bicicletta a pedalata assistita darà la possibilità a Mila di compiere il viaggio in modo lento, assaporando particolari che sfuggono alla percezione nella frenesia quotidiana. Un viaggio di altri tempi, ma 2.0: Mila condividerà infatti le sue giornate sui Social Media e sulla nuova piattaforma per lo storytelling di viaggio GHaus.

Mila è affetta da diabete di tipo 2 e sarà seguita per una ricerca sull’andamento della glicemia con uno sforzo lento ma prolungato, dall’Università di Pisa.

Il viaggio di mila, che durerà circa due mesi, è patrocinato dalla FIAB che la aiuterà attraverso le sedi locali anche per quanto riguarda le tappe e i percorsi.

 Non sarà un viaggio solo sportivo e avventuroso, sarà un viaggio “social” e un viaggio di sensibilizzazione. Mila da molti anni si occupa di ambiti sociali, di promozione al benessere e di sostenibilità.

Attraverso il viaggio Mila vuole dunque valorizzare le sue reti:

– il movimento della Salute Mentale Parole Ritrovate, che è presente sull’intero territorio nazionale e mira a creare attraverso il protagonismo dell’utenza e delle famiglie; Mila fa parte dell’associazione FareAssieme FVG, che la sostiene in questa avventura ed è un operatore della salute mentale;

–   l’associazione VIP ViviamoInPositivo Italia Onlus: Mila infatti da anni è una volontaria clown di corsia.

 – i comuni che hanno subito un terremoto, che verranno salutati da Mila come rappresentante di Gemona del Friuli, anch’essa terremotato esattamente 40 anni fa.

I partner:

–      Radio Caterpillar la seguirà attraverso collegamenti l radiofonici il viaggio;

–       Jacopo Fo ospiterà i post di Mila sul suo blog oltre che darle visibilità tramite la web TV di Alcatraz.

–       La Regione Friuli Venezia Giulia e la città di Gemona che patrocineranno il viaggio.

–       La FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) e la UISP (Unione Italiana Sport per Tutti regione Emilia-Romagna) patrocineranno il viaggio e organizzeranno eventi per i loro associati pubblicizzati a mezzo stampa locale e brevi accompagnamenti per alcuni tratti.

–       Inoltre, avendo Mila il diabete di tipo 2, verrà svolto durante il viaggio una ricerca per valutare i risultati di uno sforzo prolungato dall’Università di Pisa per successive pubblicazioni.

 – L’arrivo previsto a Lampedusa per il 27 Maggio, intende porre l’accento sulla straordinarietà dell’isola e dei suoi abitanti che vedono annualmente migliaia di rifugiati e profughi sbarcare in tale sito. E’ prevista una raccolta fondi per la implementazione di una biblioteca di silent books, destinata a chi arriva nell’isola senza conoscere altra lingua che quella del proprio paese.

Durante il viaggio e all’arrivo a Lampedusa sono programmati degli eventi.

Su Produzioni dal Basso biciterapia, si trova un video ed anche il programma e viene chiesto un piccolo sostegno al progetto.

Mila terrà un blog dedicato al viaggio dal titolo Bici Terapia di una Mila Vagante (biciterapia.it) e pubblicherà quotidianamente foto e diario di viaggio sui maggiori social network: Facebook, Instagram, Twitter.

L’interesse di Mila non è sportivo ma è di sensibilizzazione e diffusione mediatica, dunque lei è sicura di arrivare fino in fondo al percorso: in caso di complicazioni potrà aumentare le soste o  utilizzare altri mezzi di trasporto per brevi tragitti.

La “Biciterapia di una Mila Vagante”, il progetto  Mila Brollo, sarà presentato il 20 Maggio 2016 sarà a Palermo presso il giardino della Cooperativa Sociale Officina 22, ex ospedale Psichiatrico P.Pisani in via Gaetano La Loggia, 5, per permettere l’incontro e la connessione tra servizi, familiari, utenti, terzo settore e cittadini, per una salute mentale di comunità.