29 Mag

L’ importanza della supervisione nelle équipe multiprofessionali

psicodramma

Nelle équipe multiprofessionali che lavorano con la disabilità psichiatrica la supervisione competente è uno strumento prezioso e fondamentale per gli operatori sociali che ne fanno parte. 

Una buona supervisione aumenta la qualità professionale dell’équipe, fornisce gli strumenti individuali e gruppali per il superamento dei limiti e lo sviluppo di abilità appropriate con cui far fronte alle difficili dinamiche che emergono nella relazione con persone problematiche.

L’équipe dovrebbe rappresentare idealmente il contenitore sano della follia dell’utenza, follia che tende spesso a strabordare dai margini sociali che regolano le piccole realtà comunitarie, specchio queste ultime di realtà sociali più ampie.

Un équipe coesa e salda nei principi riabilitativi che abbia una buona competenza relazionale e comunicativa,  rappresenta la miglior cura che si possa offrire agli utenti.

Il benessere dell’utenza è strettamente intrecciato al benessere dell’équipe, che smette di essere terapeutica per gli utenti quando non riesce ad esserlo per sè stessa.

Nell’ambito della relazione il saper fare non può prescindere dal saper essere, qualunque sia il ruolo professionale che si stia rivestendo (Infermiere, Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, Operatore Socio-Sanitario, Psicologo coordinatore…)

La responsabilità di realizzare il potenziale terapeutico che possiede l’équipe multiprofessionale appartiene a ciascun membro del gruppo: ogni operatore sociale deve aver chiara la propria identità professionale per poterla integrare consapevolmente alle altre permettendo una presa in carico globale dell’utente. Ciascun professionista della salute mentale ha l’importante compito di educare l’utente alla sana relazione, e può farlo tendendo costantemente alla costruzione di relazioni positive, costruttive, assertive ed empatiche non solo con gli utenti ma anche con i colleghi.

Purtroppo, le diversità professionali associate alle differenze personali dei membri di un équipe spesso sono motivo di conflitto e creano dinamiche di predominanza professionale: ciò porta ad un malfunzionamento dell’agire riabilitativo a scapito dell’utenza.

Quando l’equipe è terapeutica per sè stessa e quando la supervisione funziona?

Quando ciascun operatore riesce ad esprimere nel gruppo i propri limiti, senza la paura di venire giudicato ; quando il supervisore aiuta ciascun operatore a prendere consapevolezza delle proprie difficoltà nella relazione con utenti e colleghi, permettendogli la sperimentazione protetta di ruoli lavorativi più adeguati alle proprie caratteristiche personali ed ai bisogni degli utenti; quando il coordinatore utilizza il gruppo come strumento per supportare il singolo; quando ciascun operatore cerca il confronto costruttivo con gli altri, traendo stimoli e rispecchiamento dalle similarità esperienziali con essi; quando l’équipe investe del tempo per l’elaborazione delle risonanze interne che la relazione di cura risveglia in ciascun operatore, nel tentativo di equilibrare il ruolo professionale con il ruolo personale; quando si cerca in tutti i modi di ridurre al minimo i “non detti” nel gruppo e di lavorare per obiettivi comuni, con comuni modalità.

Una buona formazione universitaria da sola non basta per iniziare il neo-professionista a lavorare all’interno di un équipe multiprofessionale che si muove già di per sé in un terreno difficile: le continue sollecitazioni relazionali e proiezioni transferali da parte degli utenti tendono a indurre negli operatori comportamenti e azioni piuttosto che pensieri, mettendo a dura prova la capacità di auto-osservazione del professionista che deve attribuire quanto più possibile un senso rieducativo ad ogni azione relazionale con l’utente. 

Si rende sempre più necessaria l’acquisizione di abilità che difficilmente i percorsi universitari da soli riescono a dare: il saper stare e lavorare in gruppo, la flessibilità nella gestione del proprio ruolo, la gestione del ruolo di coordinamento, la capacità di gestire la relazione invischiante con l’utente problematico mantenendo su di esso uno sguardo professionale, creativo e riabilitativo.

Quale metodo di supervisione può risultare efficace per aiutare gli operatori sociali nel loro difficile lavoro?

Sono diversi i metodi di supervisione utilizzati dalle équipe che lavorano nel campo della disabilità.

A mio parere lo Psicodramma rappresenta un metodo di supervisione  e di formazione potenzialmente efficace nella sua concretezza per supportare gli operatori sociali a sviluppare le proprie potenzialità ed acquisire una pratica di lavoro fondata sulla collaborazione creativa del gruppo.

Questa psicotecnica infatti dedica una grande attenzione non solo al singolo ma anche al processo del gruppo nel quale il singolo è inserito.

Nell’ambito della supervisione lo Psicodramma viene utilizzato con diversi obiettivi.

Alcuni di questi sono:

  • la creazione di un ambiente accogliente e non giudicante che permette lo sviluppo di un area emotiva dove le barriere difensive vengono ridotte al minimo permettendo l’apertura degli operatori verso la propria interiorità e verso l’interiorità dei colleghi, oltre che un approccio più rilassato agli argomenti da affrontare;
  • l’esplorazione della relazione esistente tra la persona (intesa come individuo inimitabile con le proprie peculiarità) e il ruolo professionale che riveste;
  • l’attivazione della spontaneità attraverso attività di riscaldamento con la conseguente stimolazione della creatività, per dare al singolo professionista e al gruppo in toto la possibilità di trovare modalità nuove e più adeguate per affrontare situazioni stagnanti oppure impreviste e difficili da gestire;
  • l’attivazione  della dinamica circolare io-attore/io-osservatore, processo molto utile nel lavoro della relazione d’aiuto, dove l’interazione tra l’azione e la riflessione sull’azione avvenuta è essenziale per la traduzione degli eventi relazionali in esperienza.

Da un articolo di Alessandra Cirincione, Tecnico della riabilitazione Psichiatrica e Psicodrammatista